07 novembre 2017

La rabbia e altri racconti

Gennaro Schiano e Tiziana Di Monaco selezionano per le Edizioni Spartaco una serie di racconti di Vicente Blasco Ibanez ambientati nella Spagna rurale di inizio XX secolo.
Non è solo un interessante e utile recupero di una letteratura per certi versi a noi vicina come quella spagnola, ma costituisce, soprattutto nell'ottica di un lettore meridionale, un confronto con la parte dell'Italia maggiormente influenzata dalla Spagna.
Nel suo piccolo La rabbia, con i suoi racconti, è una sorta di Gattopardo spagnolo: sebbene non ci sia stato una vera e reale conquista dei territori spagnoli da parte di altri territori spagnoli (almeno all'epoca in cui sono ambientate le storie di Ibanez), è fuori di dubbio che viene rappresentano il cambiamento di una società che dal mondo tradizionalista e rurale sta cercando di entrare nel XX secolo. Emblematico, in questo senso, è proprio il racconto di apertura, centrato sul rapporto tra una madre che, forte dell'influenza morale sul suo paesotto di residenza, di fatto trattiene a se in maniera eccessiva la giovane figlia, alla fine schiava della materna visione bigotta della vita e vittima, quanto il figlio morto, dell'impedire che lo scandalo di una ragazza, madre senza matrimonio, colpisca la famiglia più in vista del circondario.
Le similitudini con molti dei paesi del sud Italia o con molte delle idee un po' ristrette che ancora resistono nella società italiana balzano immediatamente agli occhi del lettore della provincia meridionale che ha anche solo l'idea di volersi affacciare verso la città, che diventa il ricettacolo di mali e vizi, mentre solo il paese, con il suo isolamento, è difesa della virtù.
Il resto dei racconti, tra ironia e drammi, è un'esplorazione di una società al tempo stesso viva e moribonda e di un rapporto genitori-figli spesso più simile a quello regnanti-sudditi di quanto ci piaccia pensare. E d'altra parte è proprio il desiderio di replicare la struttura familiare ad aver dato origine a religione e stato, ma questo, in fondo, è un discorso anarco-libertario che poco si associa a un gruppo di racconti decisamente molto belli e consigliati, anche per stimolare uno sguardo differente sulla stessa società italiana.

03 ottobre 2017

Australian 'ndrangheta

Sono 4 i documenti con cui Australian 'ndrangheta è stato assemblato: un saggio di Vincenzo Macrì sulla presenza della 'ndrine in Australia, un secondo testo di Enzo Ciconte sui codici utilizzati dalle cosche calabresi e la relazione di Nicola Calipari sulla sua missione in Australia, costituita dal testo redatto alla fine delle sue indagini e dai codici ritrovati da quest'ultimo in loco legati ai riti di affiliazione alle 'ndrine.
Calipari era nato a Reggio Calabria, aveva lavorato a lungo a Cosenza e dunque conosceva bene la mafia calabrese e la sua straordinaria capacita di diffusione in Italia e nel mondo. Gli era noto, per esempio, che in Canada e Stati Uniti era presente da tempo un insediamento di ndrangheta.
- Vincenzo Macrì
Calipari era dunque il più indicato per affiancare, insieme con Giuseppe Fedele, le autorità australiane che, preso atto della presenza mafiosa sul loro territorio, avevano deciso di affrontare decisamente il problema con la fondazione della National Crime Authority.
Emerge un quadro complesso dove la presenza della 'ndrangheta sul territorio australiano è la più forte e importante, a fronte di una comunità calabrese percentualmente sotto la media rispetto alle altre comunità italiane.
Peraltro il contrasto fornito dalle autorità australiane risulta lento e insufficiente, limitato inoltre dal pregiudizio culturale legato all'errato concetto che siciliani e calabresi sono tutti in qualche modo mafiosi. Tale errore è stato solo parzialmente arginato da Calipari nel corso della sua missione, visto e considerato che fino ai primi anni del XXI secolo le autorità australiane hanno commesso errori giudiziari non molto diversi da quelli del caso Sacco e Vanzetti, ma per fortuna con esiti differenti, sia grazie all'assenza della pena di morte sia grazie all'azione dei cittadini onesti.
Un testo che nel complesso, per quanto datato una decina di anni fa risulta tremendamente attuale e che, suggerendo connessioni mafiose nella morte di Calipari a Baghdad nel marzo 2005, manda un chiaro segnale alle anime ingenue che hanno spesso indicato nella criminalità organizzata lo strumento adatto per combattere il terrorismo internazionale. Al di là della fondatezza di questi sospetti, c'è poi l'ovvia domanda: chi avrebbe vantaggi a vendere loro armi?

05 luglio 2017

Quella dannata dichiarazione d'indipendenza anarchica

Quando, nel corso dello sviluppo umano, le istituzioni esistenti si dimostrano inadeguate ai bisogni dell'uomo, quando esistono esclusivamente per schiavizzare, derubare e opprimere l'umanità, il popolo ha l'eterno diritto di ribellarsi e rovesciare quelle istituzioni.
Il mero fatto che queste forze - nemiche della vita, della libertà e della ricerca della felicità - siano rese legali dagli statuti della legge, santificate da diritti divini e sostenute dal potere politico, non giustifica in alcun modo la loro esistenza.
Crediamo queste verità evidenti: che tutti gli uomini, senza distinzione di razza, colore o sesso, nascano con lo stesso diritto di compartire la mensa della vita, che per garantire questo diritto debba essere stabilita, fra gli uomini, piena libertà economica, sociale e politica. Crediamo inoltre che il governo esista solo per mantenere particolari privilegi e diritti di proprietà; che costringa gli uomini alla sottomissione e li derubi pertanto della dignità, del rispetto, della vita.
La storia dei sovrani d'America, il capitale e l'autorità, è storia di crimini ripetuti, di ingiustizia, oppressione, oltraggio e abusi, tutti tesi alla soppressione delle libertà individuali e allo sfruttamento del popolo. Un paese vasto, così ricco da poter agevolmente fornire ai suoi figli ogni possibile agio e assicurare benessere a tutti, è nelle mani di pochi, mentre milioni sono alla mercé di arraffatori di ricchezze, legislatori privi di scrupoli e politicanti corrotti. Vigorosi figli d'America sono costretti a mendicare per il paese alla vana ricerca di qualcosa da mangiare e molte sue figlie sono sospinte sulla strada, mentre migliaia di bambini vengono sacrificati sull'altare di Mammona. Il regno di questi sovrani costringe gli uomini nella schiavitù del bisogno, perpetuando povertà e malattie, mantenendo crimine e corruzione; opprime lo spirito di libertà, soffoca la voce della giustizia, degrada e opprime l'umanità. È impegnato in continue guerre e massacri che devastano il paese e distruggono le migliori e più raffinate qualità degli uomini; nutre superstizione e ignoranza, semina pregiudizio e conflitto e trasforma la famiglia umana in un accampamento di Ismaeliti.
Pertanto noi, uomini e donne che amiamo la libertà, coscienti della grande ingiustizia e brutalità di questo stato di cose, ardentemente e arditamente dichiariamo che ciascun individuo ha diritto di essere libero, di essere il padrone di se stesso e di poter godere del frutto del proprio lavoro. Affermiamo che gli uomini sono affrancati da ogni fedeltà verso questi sovrani e che ogni essere umano ha, per il solo fatto di esistere, libero accesso alla terra e a tutti i mezzi di produzione e piena libertà di disporre dei frutti dei propri sforzi. Dichiariamo che ogni individuo ha l'indiscutibile diritto di libera e volontaria associazione con altri ugualmente sovrani individui per motivi economici, politici, sociali e di altro genere e che, per poter conseguire tali obiettivi gli esseri umani debbano affrancarsi dall'idea che la proprietà privata sia sacra, dal rispetto delle leggi scritte dagli uomini, dalla paura della chiesa, dalla codardia dell'opinione pubblica, dalla stupida arroganza di ogni idea di superiorità basata su nazione, razza, religione o sesso e dal puritanesimo.
Fermamente convinti della naturale tendenza degli esseri umani a mescolarsi armoniosamente fra loro, gli amanti della libertà con gioia consacrano la loro devozione senza compromessi, le loro energie, la loro intelligenza, la loro solidarietà e le loro stesse vite al sostegno di questa Dichiarazione.
- Emma Goldman
traduzione di Santo Barezini via A - Rivista anarchica

30 giugno 2017

La Calabria guarda il cielo d'estate

Due le principali iniziative astronomiche dell'estate: l'Asteroid Day odierno e gli Occhi su Saturno che, a partire da domani, porteranno gli italiani ad alzare gli occhi verso il Signore degli Anelli.
Anche la Calabria sarà coinvolta in queste iniziative. In particolare per l'Asteroid Day il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria ha organizzato una serata osservativa con conferenza (Asteroidi: piccoli, brutti e... cattivi?) che inizierà alle 21:00
Serata astronomico-osservativa a occhi nudo e con l’ausilio dei telescopi dal piazzale antistante il Planetario: telescopi puntati sulla Luna (al primo quarto), Giove, Saturno, e le meraviglie del cielo d’estate. La Cittadinanza tutta è invitata a partecipare. L’ingresso è libero, gratuito e non richiede alcuna prenotazione.
Sempre il Planetario Pythagoras sarà uno dei protagonisti degli Occhi su Saturno con un evento non molto differente domani 1 luglio sempre alle 21:00
Conferenza introduttiva: "Saturno, il signore degli anelli"
Video a tema con l'ausilio del planetario digitale full dome per mezzo di un proiettore fish-eye.
Infine altre serate osservative a Girifalco e a Conflenti.

06 giugno 2017

Davanti alla sedia elettrica

Il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti continua ancora oggi, nonostante la riabilitazione del 23 agosto 1977 da parte dell’allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis, a generare discussioni, almeno negli Stati Uniti. Risulta però abbastanza emblematico di un fatto puro e semplice: quando lo stato ritiene che qualcuno sia un suo nemico, si attiva per distruggerlo.
Il modo migliore per esaminare la vicenda è quello di leggere i documenti prodotti all’epoca e in particolare questo Davanti alla sedia elettrica di John Dos Passos.

Giustizia per Sacco e Vanzetti

I due italiani erano entrati nel mirino delle istituzioni statunitensi a causa del loro essere anarchici (oltre che italiani). D’altra parte era un periodo abbastanza burrascoso, quello, con molte proteste dei lavoratori, spesso guidati proprio da anarchici italiani. Quando vennero arrestati su un tram, entrambi in possesso di una pistola, le autorità stavano cercando gli autori della rapina avvenuta alcuni giorni prima a South Braintree. In quell’occasione erano stati rubati i soldi destinati alle paghe degli operai del calzaturificio Slater and Morrill, e nello scontro a fuoco erano morti il cassiere e una guardia giurata.
Contro di loro, nonostante l’ottima integrazione nelle comunità locali tanto da generare una serie di testimonianze a favore assolutamente spontanee (oltre che una serie di alibi, di cui quello di Sacco coinvolgeva i dipendenti dell’Ambasciata italiana a Boston!), giocarono un ruolo fondamentale: la necessità di risolvere in fretta il caso; il forte desiderio da parte dei controllori di allontanare due elementi indesiderati come Sacco e Vanzetti; la loro ideologia anarchica; la più o meno radicata diffidenza nei confronti del diverso (all’epoca italiano in particolare).
E’ interessante, in questo senso, osservare, come fa Dos Passos, che persino l’associazione degli avvocati, che ci teneva a sottolineare la sua distanza dalle idee libertarie, produsse una lunga lettera per protestare contro un procedimento che calpestava i diritti a un giusto processo di Sacco e Vanzetti.
Dos Passos, ad ogni modo, dopo aver prodotto alcuni documenti istituzionali, inizia un racconto dettagliato ma appassionante nello stile, al tempo stesso ironico e di denuncia, che di fatto elimina nel lettore qualunque dubbio nei confronti dell’innocenza dei due anarchici.
In questo senso è stato divertente per me confrontare Davanti alla sedia elettrica con Le vite di Sacco e Vanzetti di Rick Geary. Il fumettista statunitense ha ricostruito dettagliatamente la vicenda dei due italiani, ma alla fine non sembra egli stesso riuscire a convincersi completamente della loro innocenza, pur ricordando (a differenza di Dos Passos) che persino le istituzioni italiane, rappresentate da Benito Mussolini (che è da considerarsi un traditore delle idee libertarie), fecero pressioni su quelle statunitensi per ottenere una revisione del processo o almeno la grazia.
Ecco: la forza di Dos Passos sta nella passione con cui ha difeso la causa di Sacco e Vanzetti e nella lucidità con cui ha mostrato i motivi per cui i due italiani meritavano fiducia e credibilità.