01 maggio 2018

Lotta di classe

Se devo indicare gli scrittori che più mi hanno influenzato, quelli che prima vado a indicare sono Arthur Conan Doyle e Jack London. Se del primo ho letto la maggior parte dei racconti e dei romanzi ben prima della maggiore età, London è uno scrittore che sta coprendo in maniera più omogenea la mia vita, prima con le opere più prettamente indicate come per bambini e adolescenti (i romanzi del grande nord come Zanna Bianca o Il richiamo della foresta), quindi con le opere più mature, come il distopico Il tallone di ferro.
Con questo romanzo in particolare scopro il London impegnato politicamente, appassionato degli ideali socialisti, nel cui partito era entrato nel 1894. All'interno della produzione politica ricadono i tre racconti (L'apostata, Il sogno di Debs e A sud dello Slot) e il saggio che compongono Lotta di classe. Gli elementi biografici nei racconti sono abbastanza evidenti, e d'altra parte c'è anche una sorta di ironia che rende quasi sprezzante rispetto alla società capitalista la voce narrante in ciascuno dei tre racconti.
In particolare L'apostata si fonda sulla constatazione che, per la maggior parte, gli operai non lavorano per se stessi ma per il proprio datore di lavoro, più o meno la stessa constatazione fatta dallo scrittore. Mentre Il sogno di Debs è una sorta di racconto utopico in cui gli operai riescono a prendere il controllo della società, una speranza che anche negli Stati Uniti avvenga una sorta di "rivoluzione socialista", A sud dello Slot è un interessante racconto di un sociologo che alla fine si ritrova a vivere due vite differenti, quasi in maniera schizofrenica. Alla fine sarà costretto a scegliere a quale delle due vite aderire, e in un certo senso la scelta finale sembra spiegare perfettamente persino la scelta di London di abbandonare il partito socialista, giusto poco tempo prima di morire.

17 marzo 2018

La Avventure della Discarica Consortile di Lungro

Riceviamo e Pubblichiamo:

La Avventure della Discarica Consortile di Lungro
 
Capitolo 1 - correva l'anno 2007

Come andò che Mastro Suvoj, Sindaco
trovò una discarica consortile che piangeva percolato e franava allegramente


— C’era una volta....

— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.

— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta una discarica consortile.

Non era una discarica consortile di lusso, ma una semplice discarica, di quelle che d’inverno grazie alle infiltrazioni d'acqua rilasciano percolato e, d'estate, emettono il tipico tanfo di spazzatura maleodorante.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questa discarica consortile capitò sotto l'amminstrazione comunale di un simpatico sindaco, il quale aveva nome mastro Pino, se non che tutti lo chiamavano maestro Suvoj, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come un fico maturo.
Appena maestro Suvoj ebbe visto quel pezzo di discarica consortile, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:

— Questa discarica consortile è capitata a tempo; voglio servirmene per far fare alla mia amministrazione una gran bella figura. —

Detto fatto, prese subito la giunta comunale per cominciare a preparare il progetto di bonifica e ampliamento; ma quando fu lì per lasciare andare l'approvazione definitiva del progetto, rimase col braccio sospeso in aria, perchè sentì una vocina sottile sottile, che disse raccomandandosi:

— Non ampliarmi così, è pericoloso! —

Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Suvoj!
Girò gli occhi smarriti intorno alla sala del consiglio comunale per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno: guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno; guardò nel corbello delle mozioin contrarie dell'opposizione, e nessuno; aprì l’uscio della sala per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno. O dunque?...

—Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si vede che quella vocina me la son figurata io. Rimettiamoci a lavorare. —



E ripresa l’ascia in mano, tirò giù una solennissima approvazione del progetto di ampliamento della discarica consortile.

— Ohi! tu l’hai fatto male il progetto! — gridò rammaricandosi la solita vocina.

Questa volta maestro Suvoj restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per lo sconcerto, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.
Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:

— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per caso questa discarica consortile che abbia imparato a piangere percolato e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questa discarica eccola qui; è una discarica consortile, come tutte le altre, e a riaprirla c'è da inquinar la vallata solo per i prossimi 30/50 anni.... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno che si oppone! Se c’è nascosto qualche oppositore, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io! —

E così dicendo, agguantò con tutt’e due le mani quel progetto di ampliamento, e si pose a sbatacchiarlo senza carità ai quattro venti.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c’era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!

— Ho capito — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi i capelli — si vede che quella vocina che ha detto ohi, me la son figurata io! Rimettiamoci a lavorare. —

E perchè gli era entrato addosso una gran paura di non poter realizzare il progetto, si provò a canterellare per farsi un po’ di coraggio.
Intanto, posata da una parte la giunta, prese in mano i soliti progetti, per ingrandire e tirare a pulimento la discarica; ma nel mentre che tentava di avviare l'ampliamento, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:

— Smetti! tu mi fai inquinare ancor di più la vallata! —

Questa volta il povero maestro Suvoj cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina per l'impossibilità di portare a compimento il suo tremendo progetto.


Capitolo 2 - correva l'anno 2018



Dieci anni dopo fu bussato alla porta.

— Passate pure, — disse il Sindaco, senza aver ancora la capacità di rizzarsi ed agire per la bonifica.

Allora entrò in consiglio municipale un comunista tutto arzillo, il quale aveva nome Gennarino; ma i ragazzi del paese, quando lo volevano far montare su tutte le furie, lo chiamavano col soprannome di Ziletta.
Gennarino era bizzosissimo. Guai a chiamarlo Ziletta! Diventava subito una bestia, e non c’era più verso di tenerlo.

— Buon giorno, mastro Pino, — disse Gennarino. — Che cosa fate costì senza aver fatto la bonifica?

— Insegno l’abbaco alle formicole e poi io la discarica l'ho ereditata mica è colpa mia.

— Buon pro vi faccia.

— Chi vi ha portato da me, compar Gennarino?

— Le gambe. Sappiate, mastro Pino, che son venuto da voi, per chiedervi conto di una annosa questione.

— Eccomi qui, pronto a servirvi, — replicò il Sindaco rizzandosi su i ginocchi.

— Stamani m’è piovuta nel cervello un’idea.

— Sentiamola.

— Ho pensato di chiedervi conto della situazione ka Kardavau: il percolato cola copioso come 10 anni fa? gli smottamenti che interessavano l'area sono peggiorati? avete preparato il progetto di bonifica di cui parlaste tempo addietro? avete letto Gli studi Arpacal/2014 e ISTISAN/2016 che affermano chiaramente che le falde sono inquinate? avete impedito ai cittadini di cibarsi di ciò veniva prodotto in quelle zone? ditemi: che ve ne pare come idea?

— Bravo Ziletta! — gridò la solita vocina, che non si capiva di dove uscisse ( ma noi sappiamo bene di dove veniva, vero miei piccoli lettori?). A sentirsi chiamar Ziletta, compar Gennarino diventò rosso come un peperone dalla bizza, e voltandosi verso il sindaco, gli disse imbestialito:

— Perchè mi offendete?

— Chi vi offende?

— Mi avete detto Ziletta!

— Non sono stato io.

— Sta’ un po’ a vedere che sarò stato io! Io dico che siete stato voi.

— No!

— Sì!

— No!

— Sì!

E riscaldandosi sempre più, vennero dalle parole ai fatti, e acciuffatisi fra di loro, si lanciarono contro le delibere 61/2007, 64/2007 oltre che la 91 di quello stesso anno e il progetto di espansione della discarica (pesantissimo).
Finito il combattimento, mastro Pino si trovò fra le mani la delibera comunale del 1987 riguardante l'antica discarica, e Gennarino si accòrse di avere in bocca le cartine del dissesto idrogeologico del Sindaco.

— Lascia quelle cartine! — gridò mastro Pino.

— E tu getta via quelle delibere, e rifacciamo la pace. —

I due amministratori, dopo aver ripreso ognuno di loro la propria roba, si strinsero la mano e giurarono di rimanere buoni amici per tutta la vita.

— Dunque, compar Gennarino, — disse il Sindaco in segno di pace fatta — qual è il piacere che volete da me?

— Come già accennatovi vorrei un po’ di informazioni sulla situazione della discarica consortile; me le date?

Mastro Pino andò subito a prendere sul banco la determina 186/2017 sul piano stralcio della discarica consortile che era stata cagione a lui di tante paure. Ma quando fu lì per consegnarlo all’amico, la determina dette uno scossone, e sgusciandogli violentemente dalle mani, andò a battere con forza negli stinchi impresciuttiti del povero Gennarino.

— Ah! gli è con questo bel garbo, mastro Pino, che mi ripagate? M’avete quasi azzoppito!… Conosco già questa determina! Dov'è piuttosto il progetto di bonifica? Dove sono i rilevamenti che dal 2009 fate eseguire in zona? e i rilevamenti e le analisi del 2012/2013 e quelle del 2015/2016? Nel 2013 vi è stata una nuova perdita di percolato dalla discarica, è stato valutato il nuovo danno ambientale arrecato?

— Vi giuro che non sono stato io! La discarica consortile l'ho ereditata!

— Allora sarò stato io!...

— La colpa è tutta di questa discarica....

— Lo so che è della discarica ma siete voi che l'avete gestita per 10 anni!

— Io non ve l’ho rinfacciato!

— Bugiardo!

— Gennarino, non mi offendete: se no vi chiamo Ziletta!...

— Asino!

— Ziletta!

— Somaro!

— Ziletta!

— Brutto scimmiotto!

— Ziletta! —

A sentirsi chiamar Zileta per la terza volta………..




Non ci è dato sapere come continuerà questa storia perché essa non è stata ancora scritta!

Con l'uso del sacrosanto diritto di Satira abbiamo cercato di risvegliare gli animi e le coscienze del nostro piccolo paese riaccendendo i riflettori e ponendo alcune importanti domande su di una questione annosa e mai risolta che avvelena la terra, l'acqua e l'aria del nostro amato(?) territorio.


Liberamente tratto e ispirato dal Romanzo: Le avventure di Pinocchio di C.Collodi
Ogni riferimento a fatti, cose, o persone qui riportati è puramente casuale.


07 novembre 2017

La rabbia e altri racconti

Gennaro Schiano e Tiziana Di Monaco selezionano per le Edizioni Spartaco una serie di racconti di Vicente Blasco Ibanez ambientati nella Spagna rurale di inizio XX secolo.
Non è solo un interessante e utile recupero di una letteratura per certi versi a noi vicina come quella spagnola, ma costituisce, soprattutto nell'ottica di un lettore meridionale, un confronto con la parte dell'Italia maggiormente influenzata dalla Spagna.
Nel suo piccolo La rabbia, con i suoi racconti, è una sorta di Gattopardo spagnolo: sebbene non ci sia stato una vera e reale conquista dei territori spagnoli da parte di altri territori spagnoli (almeno all'epoca in cui sono ambientate le storie di Ibanez), è fuori di dubbio che viene rappresentano il cambiamento di una società che dal mondo tradizionalista e rurale sta cercando di entrare nel XX secolo. Emblematico, in questo senso, è proprio il racconto di apertura, centrato sul rapporto tra una madre che, forte dell'influenza morale sul suo paesotto di residenza, di fatto trattiene a se in maniera eccessiva la giovane figlia, alla fine schiava della materna visione bigotta della vita e vittima, quanto il figlio morto, dell'impedire che lo scandalo di una ragazza, madre senza matrimonio, colpisca la famiglia più in vista del circondario.
Le similitudini con molti dei paesi del sud Italia o con molte delle idee un po' ristrette che ancora resistono nella società italiana balzano immediatamente agli occhi del lettore della provincia meridionale che ha anche solo l'idea di volersi affacciare verso la città, che diventa il ricettacolo di mali e vizi, mentre solo il paese, con il suo isolamento, è difesa della virtù.
Il resto dei racconti, tra ironia e drammi, è un'esplorazione di una società al tempo stesso viva e moribonda e di un rapporto genitori-figli spesso più simile a quello regnanti-sudditi di quanto ci piaccia pensare. E d'altra parte è proprio il desiderio di replicare la struttura familiare ad aver dato origine a religione e stato, ma questo, in fondo, è un discorso anarco-libertario che poco si associa a un gruppo di racconti decisamente molto belli e consigliati, anche per stimolare uno sguardo differente sulla stessa società italiana.

03 ottobre 2017

Australian 'ndrangheta

Sono 4 i documenti con cui Australian 'ndrangheta è stato assemblato: un saggio di Vincenzo Macrì sulla presenza della 'ndrine in Australia, un secondo testo di Enzo Ciconte sui codici utilizzati dalle cosche calabresi e la relazione di Nicola Calipari sulla sua missione in Australia, costituita dal testo redatto alla fine delle sue indagini e dai codici ritrovati da quest'ultimo in loco legati ai riti di affiliazione alle 'ndrine.
Calipari era nato a Reggio Calabria, aveva lavorato a lungo a Cosenza e dunque conosceva bene la mafia calabrese e la sua straordinaria capacita di diffusione in Italia e nel mondo. Gli era noto, per esempio, che in Canada e Stati Uniti era presente da tempo un insediamento di ndrangheta.
- Vincenzo Macrì
Calipari era dunque il più indicato per affiancare, insieme con Giuseppe Fedele, le autorità australiane che, preso atto della presenza mafiosa sul loro territorio, avevano deciso di affrontare decisamente il problema con la fondazione della National Crime Authority.
Emerge un quadro complesso dove la presenza della 'ndrangheta sul territorio australiano è la più forte e importante, a fronte di una comunità calabrese percentualmente sotto la media rispetto alle altre comunità italiane.
Peraltro il contrasto fornito dalle autorità australiane risulta lento e insufficiente, limitato inoltre dal pregiudizio culturale legato all'errato concetto che siciliani e calabresi sono tutti in qualche modo mafiosi. Tale errore è stato solo parzialmente arginato da Calipari nel corso della sua missione, visto e considerato che fino ai primi anni del XXI secolo le autorità australiane hanno commesso errori giudiziari non molto diversi da quelli del caso Sacco e Vanzetti, ma per fortuna con esiti differenti, sia grazie all'assenza della pena di morte sia grazie all'azione dei cittadini onesti.
Un testo che nel complesso, per quanto datato una decina di anni fa risulta tremendamente attuale e che, suggerendo connessioni mafiose nella morte di Calipari a Baghdad nel marzo 2005, manda un chiaro segnale alle anime ingenue che hanno spesso indicato nella criminalità organizzata lo strumento adatto per combattere il terrorismo internazionale. Al di là della fondatezza di questi sospetti, c'è poi l'ovvia domanda: chi avrebbe vantaggi a vendere loro armi?

05 luglio 2017

Quella dannata dichiarazione d'indipendenza anarchica

Quando, nel corso dello sviluppo umano, le istituzioni esistenti si dimostrano inadeguate ai bisogni dell'uomo, quando esistono esclusivamente per schiavizzare, derubare e opprimere l'umanità, il popolo ha l'eterno diritto di ribellarsi e rovesciare quelle istituzioni.
Il mero fatto che queste forze - nemiche della vita, della libertà e della ricerca della felicità - siano rese legali dagli statuti della legge, santificate da diritti divini e sostenute dal potere politico, non giustifica in alcun modo la loro esistenza.
Crediamo queste verità evidenti: che tutti gli uomini, senza distinzione di razza, colore o sesso, nascano con lo stesso diritto di compartire la mensa della vita, che per garantire questo diritto debba essere stabilita, fra gli uomini, piena libertà economica, sociale e politica. Crediamo inoltre che il governo esista solo per mantenere particolari privilegi e diritti di proprietà; che costringa gli uomini alla sottomissione e li derubi pertanto della dignità, del rispetto, della vita.
La storia dei sovrani d'America, il capitale e l'autorità, è storia di crimini ripetuti, di ingiustizia, oppressione, oltraggio e abusi, tutti tesi alla soppressione delle libertà individuali e allo sfruttamento del popolo. Un paese vasto, così ricco da poter agevolmente fornire ai suoi figli ogni possibile agio e assicurare benessere a tutti, è nelle mani di pochi, mentre milioni sono alla mercé di arraffatori di ricchezze, legislatori privi di scrupoli e politicanti corrotti. Vigorosi figli d'America sono costretti a mendicare per il paese alla vana ricerca di qualcosa da mangiare e molte sue figlie sono sospinte sulla strada, mentre migliaia di bambini vengono sacrificati sull'altare di Mammona. Il regno di questi sovrani costringe gli uomini nella schiavitù del bisogno, perpetuando povertà e malattie, mantenendo crimine e corruzione; opprime lo spirito di libertà, soffoca la voce della giustizia, degrada e opprime l'umanità. È impegnato in continue guerre e massacri che devastano il paese e distruggono le migliori e più raffinate qualità degli uomini; nutre superstizione e ignoranza, semina pregiudizio e conflitto e trasforma la famiglia umana in un accampamento di Ismaeliti.
Pertanto noi, uomini e donne che amiamo la libertà, coscienti della grande ingiustizia e brutalità di questo stato di cose, ardentemente e arditamente dichiariamo che ciascun individuo ha diritto di essere libero, di essere il padrone di se stesso e di poter godere del frutto del proprio lavoro. Affermiamo che gli uomini sono affrancati da ogni fedeltà verso questi sovrani e che ogni essere umano ha, per il solo fatto di esistere, libero accesso alla terra e a tutti i mezzi di produzione e piena libertà di disporre dei frutti dei propri sforzi. Dichiariamo che ogni individuo ha l'indiscutibile diritto di libera e volontaria associazione con altri ugualmente sovrani individui per motivi economici, politici, sociali e di altro genere e che, per poter conseguire tali obiettivi gli esseri umani debbano affrancarsi dall'idea che la proprietà privata sia sacra, dal rispetto delle leggi scritte dagli uomini, dalla paura della chiesa, dalla codardia dell'opinione pubblica, dalla stupida arroganza di ogni idea di superiorità basata su nazione, razza, religione o sesso e dal puritanesimo.
Fermamente convinti della naturale tendenza degli esseri umani a mescolarsi armoniosamente fra loro, gli amanti della libertà con gioia consacrano la loro devozione senza compromessi, le loro energie, la loro intelligenza, la loro solidarietà e le loro stesse vite al sostegno di questa Dichiarazione.
- Emma Goldman
traduzione di Santo Barezini via A - Rivista anarchica