05 luglio 2017

Quella dannata dichiarazione d'indipendenza anarchica

Quando, nel corso dello sviluppo umano, le istituzioni esistenti si dimostrano inadeguate ai bisogni dell'uomo, quando esistono esclusivamente per schiavizzare, derubare e opprimere l'umanità, il popolo ha l'eterno diritto di ribellarsi e rovesciare quelle istituzioni.
Il mero fatto che queste forze - nemiche della vita, della libertà e della ricerca della felicità - siano rese legali dagli statuti della legge, santificate da diritti divini e sostenute dal potere politico, non giustifica in alcun modo la loro esistenza.
Crediamo queste verità evidenti: che tutti gli uomini, senza distinzione di razza, colore o sesso, nascano con lo stesso diritto di compartire la mensa della vita, che per garantire questo diritto debba essere stabilita, fra gli uomini, piena libertà economica, sociale e politica. Crediamo inoltre che il governo esista solo per mantenere particolari privilegi e diritti di proprietà; che costringa gli uomini alla sottomissione e li derubi pertanto della dignità, del rispetto, della vita.
La storia dei sovrani d'America, il capitale e l'autorità, è storia di crimini ripetuti, di ingiustizia, oppressione, oltraggio e abusi, tutti tesi alla soppressione delle libertà individuali e allo sfruttamento del popolo. Un paese vasto, così ricco da poter agevolmente fornire ai suoi figli ogni possibile agio e assicurare benessere a tutti, è nelle mani di pochi, mentre milioni sono alla mercé di arraffatori di ricchezze, legislatori privi di scrupoli e politicanti corrotti. Vigorosi figli d'America sono costretti a mendicare per il paese alla vana ricerca di qualcosa da mangiare e molte sue figlie sono sospinte sulla strada, mentre migliaia di bambini vengono sacrificati sull'altare di Mammona. Il regno di questi sovrani costringe gli uomini nella schiavitù del bisogno, perpetuando povertà e malattie, mantenendo crimine e corruzione; opprime lo spirito di libertà, soffoca la voce della giustizia, degrada e opprime l'umanità. È impegnato in continue guerre e massacri che devastano il paese e distruggono le migliori e più raffinate qualità degli uomini; nutre superstizione e ignoranza, semina pregiudizio e conflitto e trasforma la famiglia umana in un accampamento di Ismaeliti.
Pertanto noi, uomini e donne che amiamo la libertà, coscienti della grande ingiustizia e brutalità di questo stato di cose, ardentemente e arditamente dichiariamo che ciascun individuo ha diritto di essere libero, di essere il padrone di se stesso e di poter godere del frutto del proprio lavoro. Affermiamo che gli uomini sono affrancati da ogni fedeltà verso questi sovrani e che ogni essere umano ha, per il solo fatto di esistere, libero accesso alla terra e a tutti i mezzi di produzione e piena libertà di disporre dei frutti dei propri sforzi. Dichiariamo che ogni individuo ha l'indiscutibile diritto di libera e volontaria associazione con altri ugualmente sovrani individui per motivi economici, politici, sociali e di altro genere e che, per poter conseguire tali obiettivi gli esseri umani debbano affrancarsi dall'idea che la proprietà privata sia sacra, dal rispetto delle leggi scritte dagli uomini, dalla paura della chiesa, dalla codardia dell'opinione pubblica, dalla stupida arroganza di ogni idea di superiorità basata su nazione, razza, religione o sesso e dal puritanesimo.
Fermamente convinti della naturale tendenza degli esseri umani a mescolarsi armoniosamente fra loro, gli amanti della libertà con gioia consacrano la loro devozione senza compromessi, le loro energie, la loro intelligenza, la loro solidarietà e le loro stesse vite al sostegno di questa Dichiarazione.
- Emma Goldman
traduzione di Santo Barezini via A - Rivista anarchica

30 giugno 2017

La Calabria guarda il cielo d'estate

Due le principali iniziative astronomiche dell'estate: l'Asteroid Day odierno e gli Occhi su Saturno che, a partire da domani, porteranno gli italiani ad alzare gli occhi verso il Signore degli Anelli.
Anche la Calabria sarà coinvolta in queste iniziative. In particolare per l'Asteroid Day il Planetario Pythagoras di Reggio Calabria ha organizzato una serata osservativa con conferenza (Asteroidi: piccoli, brutti e... cattivi?) che inizierà alle 21:00
Serata astronomico-osservativa a occhi nudo e con l’ausilio dei telescopi dal piazzale antistante il Planetario: telescopi puntati sulla Luna (al primo quarto), Giove, Saturno, e le meraviglie del cielo d’estate. La Cittadinanza tutta è invitata a partecipare. L’ingresso è libero, gratuito e non richiede alcuna prenotazione.
Sempre il Planetario Pythagoras sarà uno dei protagonisti degli Occhi su Saturno con un evento non molto differente domani 1 luglio sempre alle 21:00
Conferenza introduttiva: "Saturno, il signore degli anelli"
Video a tema con l'ausilio del planetario digitale full dome per mezzo di un proiettore fish-eye.
Infine altre serate osservative a Girifalco e a Conflenti.

06 giugno 2017

Davanti alla sedia elettrica

Il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti continua ancora oggi, nonostante la riabilitazione del 23 agosto 1977 da parte dell’allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis, a generare discussioni, almeno negli Stati Uniti. Risulta però abbastanza emblematico di un fatto puro e semplice: quando lo stato ritiene che qualcuno sia un suo nemico, si attiva per distruggerlo.
Il modo migliore per esaminare la vicenda è quello di leggere i documenti prodotti all’epoca e in particolare questo Davanti alla sedia elettrica di John Dos Passos.

Giustizia per Sacco e Vanzetti

I due italiani erano entrati nel mirino delle istituzioni statunitensi a causa del loro essere anarchici (oltre che italiani). D’altra parte era un periodo abbastanza burrascoso, quello, con molte proteste dei lavoratori, spesso guidati proprio da anarchici italiani. Quando vennero arrestati su un tram, entrambi in possesso di una pistola, le autorità stavano cercando gli autori della rapina avvenuta alcuni giorni prima a South Braintree. In quell’occasione erano stati rubati i soldi destinati alle paghe degli operai del calzaturificio Slater and Morrill, e nello scontro a fuoco erano morti il cassiere e una guardia giurata.
Contro di loro, nonostante l’ottima integrazione nelle comunità locali tanto da generare una serie di testimonianze a favore assolutamente spontanee (oltre che una serie di alibi, di cui quello di Sacco coinvolgeva i dipendenti dell’Ambasciata italiana a Boston!), giocarono un ruolo fondamentale: la necessità di risolvere in fretta il caso; il forte desiderio da parte dei controllori di allontanare due elementi indesiderati come Sacco e Vanzetti; la loro ideologia anarchica; la più o meno radicata diffidenza nei confronti del diverso (all’epoca italiano in particolare).
E’ interessante, in questo senso, osservare, come fa Dos Passos, che persino l’associazione degli avvocati, che ci teneva a sottolineare la sua distanza dalle idee libertarie, produsse una lunga lettera per protestare contro un procedimento che calpestava i diritti a un giusto processo di Sacco e Vanzetti.
Dos Passos, ad ogni modo, dopo aver prodotto alcuni documenti istituzionali, inizia un racconto dettagliato ma appassionante nello stile, al tempo stesso ironico e di denuncia, che di fatto elimina nel lettore qualunque dubbio nei confronti dell’innocenza dei due anarchici.
In questo senso è stato divertente per me confrontare Davanti alla sedia elettrica con Le vite di Sacco e Vanzetti di Rick Geary. Il fumettista statunitense ha ricostruito dettagliatamente la vicenda dei due italiani, ma alla fine non sembra egli stesso riuscire a convincersi completamente della loro innocenza, pur ricordando (a differenza di Dos Passos) che persino le istituzioni italiane, rappresentate da Benito Mussolini (che è da considerarsi un traditore delle idee libertarie), fecero pressioni su quelle statunitensi per ottenere una revisione del processo o almeno la grazia.
Ecco: la forza di Dos Passos sta nella passione con cui ha difeso la causa di Sacco e Vanzetti e nella lucidità con cui ha mostrato i motivi per cui i due italiani meritavano fiducia e credibilità.

04 giugno 2017

I signori del silicio, la fine del mondo e altre storie

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
L'Associazione Culturale Verde Binario / Museo Interattivo di Archeologia Informatica (MIAI), per il ciclo di iniziative #warmup #hackit2017 è lieta di invitarVi alla presentazione del talk di Evgeny Morozov (con una introduzione di Flavia Lisotti e Sergio Niger):
I signori del silicio, la fine del mondo e altre storie
, Lunedi 5 Giugno 2017 ore 18:00 presso la Libreria Ubik, Via XXIV Maggio 49/P, Cosenza, e in streaming su: MalaNova.
Il talk partirà dall'ultimo libro di Evgeny Morozov, Silicon Valley, i signori del silicio (ed. Codice, 2016), per discutere le dinamiche del capitalismo digitale contemporaneo, evidenziandone le caratteristiche principali (estrazione rapace dei dati, rapida ascesa di piattaforme monopolistiche) e le conseguenze in termini di ineguaglianza economica e sociale. Il luminoso futuro propagandato dalla Silicon Valley e dai suoi cheerleader nella classe politica è lontano dal realizzarsi. Al contrario, la seducente promessa di emancipazione attraverso l'attuale modello di servizi online nasconde l'emergere di un neo-feudalesimo in cui poche piattaforme tecnologiche accumulano un immenso potere e, progressivamente, determinano la trasformazione dello stato sociale. L'ascesa della Silicon Valley può essere compresa solo attraverso la lente della geopolitica - largamente contrassegnata da una lunga egemonia nordamericana - e prendendo in considerazione tutte le trasformazioni strutturali all'interno del capitalismo stesso.
Evgeny Morozov è l'autore di The Net Delusion and To Save Everything, Click Here. Una sua rubrica è pubblicata mensilmente su The Observer (UK), Süddeutsche Zeitung (Germania), El Pais (Spagna), Le monde diplomatique (Francia), Internazionale (Italia) e in molte altre testate giornalistiche. In passato, suoi articoli sono apparsi su The New Yorker, The New York Times, The Wall Street Journal, Financial Times, e su altre importanti pubblicazioni internazionali, tra cui, in Italia, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e La Repubblica. Già editorialista per The New Republic, ha collaborato con le università di Georgetown e di Stanford, con le fondazioni Open Society e New America Foundation, e con la American Academy di Berlino. Il suo ultimo libro tradotto in italiano e' Silicon Valley: i signori del silicio.
in collaborazione con - Museo dell'Informatica Funzionante (MusIF) - Palazzolo Acreide (SR)
- Dyne.org Foundation - Amsterdam

01 maggio 2017

Le origini del 1° maggio


Bandiera della federazione americana del lavoro, via @PrSvernagovich

Il 3 maggio i lavoratori in sciopero di Chicago si ritrovarono all'ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l'assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Per protestare contro la brutalità delle forze dell'ordine gli anarchici locali organizzarono una manifestazione da tenersi nell'Haymarket Square, la piazza che normalmente ospitava il mercato delle macchine agricole. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando da una traversa fu lanciata una bomba che provocò la morte di sei poliziotti e ferendone una cinquantina. A quel punto la polizia sparò sui manifestanti. Nessuno ha mai saputo né il numero delle vittime né chi sia stato a lanciare la bomba. Fu il primo attentato alla dinamite nella storia degli Stati Uniti.
Il 20 agosto 1887 fu emessa la sentenza del tribunale: August Spies, Michael Schwab, Samuel Fielden, Albert R. Parsons, Adolph Fischer, George Engel e Louis Lingg furono condannati a morte (in seguito a pressioni internazionali la condanna a morte di Fielden e Schwab fu commutata in ergastolo; il cancelliere Otto von Bismarck proibì tutte le manifestazioni in favore degli accusati di Haymarket); Oscar W. Neebe a reclusione per 15 anni. Otto uomini condannati per essere anarchici, e sette di loro condannati a morte.
L'11 novembre 1887 furono impiccati a Chicago. Le ultime parole pronunciate furono:
  • Spies: «Salute, verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci che oggi soffocate con la morte!»
  • Fischer: «Hoch die Anarchie!» (Viva l'anarchia!)
  • Engel: «Urrà per l'anarchia!»
  • Parsons, la cui agonia fu terribile, riuscì appena a parlare, perché il boia strinse immediatamente il laccio e fece cadere la trappola. Le sue ultime parole furono queste: «Lasciate che si senta la voce del popolo!»
(via Wikipedia)

07 marzo 2017

Lea Garofalo: una madre contro la 'ndrangheta

Raccontare le storie di mafia non è mai semplice. Non è solo una questione di cronaca, ma soprattutto evitare il rischio di esaltare i criminali. Ad esempio in Calabria, soprattutto nelle zone di maggiore insediamento delle 'ndrine, fasce abbastanza ampie della popolazione locale sono in qualche modo vicine ai criminali, vuoi per una sorta di falsa tradizione (la 'ndrangheta, dimostrando di possedere capacità di marketing avanzate ben prima che si potesse parlare di marketing propriamente detto, ha diffuso la falsa idea di essere la diretta discendente del brigantaggio), vuoi per una risposta più rapida ai problemi della gente rispetto allo stato, vuoi per il forte, quasi oppressivo senso della famiglia che permea la società calabrese.
In questo senso la vita di Lea Garofalo è emblematica: la giovane si lega, infatti, a Carlo Cosco che rappresenta il sogno di andare via da Petilia Policastro e dalla Calabria, di abbandonare la sua famiglia mafiosa, tipica rappresentante di quella società tradizionalista che è quella della provincia calabrese.
Questo desiderio di fuga prima e il forte istinto materno che, poi, la porterà ad allontanarsi e quindi a denunciare Carlo, padre della figlia Denise, viene ottimamente reso da Ilaria Ferramosca e Chiara Abastanotti in Lea Garofalo. Una madre contro la 'ndrangheta.
Lo stile della Abastanotti, molto vicino nel tratto a Marjane Satrapi, risulta efficace soprattutto grazie alla scelta di pubblicare le matite senza alcuna inchiostratura. Questa scelta permette un uso delle sfumature efficace sia nelle scene più oppressive sia in quelle più evocative.
D'altra parte la ricostruzione realizzata da Ilaria Ferramosca si muove su un doppio binario narrativo: da un lato una sorta di inchiesta giudiziaria narrata dalla voce dei protagonisti, Denise su tutti, come se questi venissero interrogati, dall'altro il racconto romanzato degli episodi chiave della lotta di Lea Garofalo contro la 'ndrina dell'ex-compagno.
Nel complesso un libro ben scritto sebbene non semplice da leggere, non solo per l'argomento trattato, ma anche per la scelta di modificare in alcuni punti lo stile della narrazione, passando da una lettura classica ad alcune pagine in cui le testimonianze e gli episodi di riferimento sono inseriti nella stessa pagina su due colonne che scorrono in parallelo dall'alto in basso. Non sempre in queste pagine la lettura in colonna risulta efficace, mentre la lettura classica destra-sinistra sembra più utile rispetto a quanto suggerito dalla struttura della griglia.
Ad ogni buon conto resta una storia da leggere e conoscere, anche sotto forma di un fumetto realizzato innanzitutto con il cuore.

21 febbraio 2017

Alan Moore e le cospirazioni

Il fatto principale che ho imparato riguardo la teoria delle cospirazioni è che i corspirazionisti credono in una cospirazione perché ciò è più confortante. La vertità sul modno è che è caotico.
La verità è molto più spaventosa, nessuno è sotto controllo. Il mondo è senza timone...
Alan Moore
(via lospaziobianco)

14 febbraio 2017

Per non cancellare la Lavagna

Quando accade qualcosa nel mondo della scuola mi sento sempre, in parte, coinvolto, anche quando, come in questo momento, non sto insegnando. La scuola sta diventando un luogo sempre più pericoloso, sia per gli studenti sia per gli insegnanti. Esempio lampante di questi giorni è ciò che è avvenuta a Lavagna, in provincia di Genova: un ragazzo di sedici anni viene trovato con dieci grammi di hashish in tasca all'uscita della scuola. Oltre a quelle che, immagino, sono state le segnalazioni di rito, la conseguenza del fermo è stata la perquisizione della casa di famiglia, un po' come se la guardia di finanza avesse fermato un piccolo spacciatore e non un adolescente che, semplicemente, aveva bisogno di comprendere il senso di tutta la storia in cui era sfortunatamente finito. In parole semplici: è avvenuta la criminalizzazione di un ragazzo che stava semplicemente cercando di imparare a vivere. E, purtroppo, non ha imparato nulla, se non la vergogna, quell'insopportabile vergogna che solo un volo di tre piani ti sembra di poter cancellare.
Avendo frequentato le scuole per un po' di tempo, so perfettamente che la maggior parte della prevenzione sull'argomento, che poi è quello che andrebbe fatto, ricade soprattuto sui vigili urbani e, in parte un po' minore, sui carabinieri. Di fatto sono delle piccole lezioni (a volte una giornata scolastica, altre un ciclo su più giorni) sulle conseguenze dell'uso delle droghe e sulle conseguenze legali in caso di fermo. Il format di queste "lezioni sulla legalità" è complesso e prevede che vengano gestite da personale esperto e interessato alla materia, che è molto più delicata di quel che si possa credere poiché coinvolge adolescenti in generale e minori in particolare (le due categorie non sono esattamente sovrapponibili, ma a mio parere dovrebbero). E non è sempre scontato trovare componenti delle forze dell'ordine innanzitutto disposti a lavorare con le scuole e quindi in grado di dialogare con i ragazzi: è cosa, purtroppo, rara.
Inoltre, ascoltando queste lezioni, se la memoria non mi difetta, per qualunque azione non aministrativa, bisogna passare attraverso il tribunale dei minori e affidarsi, quindi, al personale qualificato per trattare in casi simili.
Quanto tuto questo venga meso in pratica (e da quanti all'interno delle forze dell'ordine) non lo so, ma sembrerebbe che siano piuttosto pochi...
Su tutta questa storia vi lascio con quanto scritto da @zerofanzine su twitter:
#Lavagna tutelare il minore? Le SS con i cani che ti prelevano in classe e ti trascinano a casa per trovare altre prove e rovinarti meglio. [1]
Bisogna fare qualcosa. Questo abominio non.può passare sotto silenzio. Bisogna fornire strategie di difesa ai ragazzi come prima cosa. [2]
#Lavagna me la prendo, prima ancora che con gli agenti coinvolti, con i loro vertici e con chi ha deciso questa pratica da SS del cazzo. [3]
Una pratica da SS che non ha alcun altro scopo se non dare "punizioni di esempio" perché la paura contenga il fenomeno [4], il che vanifica completamente qualsiasi intervento di tipo sociale ed educativo perché sono minori, non idioti. Il msg: quel che mi dici [5] sulle droghe è falso perché sei un ipocrita che giustifica chi mi usa una violenza disintegra tutto alla radice. [6]

07 febbraio 2017

Il banchiere anarchico

La prima volta che ho incontrato Il banchiere anarchico di Fernando Pessoa è stato a teatro (non chiedetemi quale... non lo ricordo). Di fatto era un monologo, proprio come il testo originale, un racconto breve in cui un banchiere prova a dimostrare al suo ascoltatore che egli non solo è un anarchico vero, ma che l'unico mestiere che un anarchco può intraprendere è proprio quello del banchiere, perché solo in questo modo è in grado di distruggere la convenzione sociale che maggiormente schiavizza gli esseri umani: il denaro.
In effetti l'idea di Pessoa sembra quella di mettere in cattiva luce l'anarchismo attraverso un personaggio sostanzialmente egoista. E così, nonostante l'utilizzo di alcuni elementi dell'anarchismo e fondando le proprie azioni sulla convinzione che l'anarchia è in un certo senso la condizione naturale dell'uomo, la scelta del protagonista del racconto più che conseguenza logica del suo ragionamento sembra una scelta egoistica.
Il punto, però, è esattamente questo: da un lato possiamo anche considerare che una società senza un leader, o in cui più che un leader sono importanti le figure di riferimento identificate in coloro con una maggiore esperienza, come avviene nelle società di cacciatori-raccoglitori, ma dall'altro il libertarismo è soprattutto cultura, tanto quanto le criticate convenzioni sociali.
Essere libertari, rispettare la libertà individuale, innanzitutto quella altrui, è una scelta che supera gli istinti egoistici, questi sì naturali. E' proprio questo, alla fin fine, il punto debole de Il banchiere anarchico: l'anarchia è una scelta culturale, in generale ben più difficile da mantenere di qualunque condizione naturale.

24 gennaio 2017

La matematica, tra mondo arabo e cristiano

Il 18 aprile del 2011 va on-line la rivista di matematica Euclide, che si avale dei contributi degli studenti. Tra questi, anche grazie all'impegno degli insegnanti, sono presenti anche articoli provenienti dalla Calabria. In particolare, relativamente all'argomento in oggetto di questo post (una delle tante bozze che vorrei recuperare nel corso di questo 2017), sono usciti alcuni interesanti articoli come La matematica nella cultura: tra mondo arabo e cristiano (pdf) di Bruno Muoio all'epoca presso il Leonardo da Vinci di Reggio Calabria
Per matematica molti intendono soltanto la scienza che studia i numeri. Chi pensa ciò, trascura, tuttavia, la caratteristica più importante della disciplina: un mondo di bellezza, arte, musica e armonia. Da sempre la matematica è stata una lingua universale, comprensibile e comune a tutti, la lingua in cui "il Grande Libro della Natura" è stato scritto e di cui occorre conoscere la grammatica, per capire completamente come tutto ciò che ci circonda funziona. Dalla preistoria ai giorni nostri, la matematica ha pervaso la cultura umana, ha segretamente guidato la penna del poeta e il pennello dell’artista, lasciando la sua inconfondibile traccia nelle massime espressioni della cultura umana.
I numeri di Fibonacci, un ponte tra la scenza araba e l'occidente (pdf) dell'allora IV B del liceo Siciliano di Bisignano
Fu dunque fra un contratto e un recoconto contabile, che Leonardo [Fibonacci] compose il Liber Abaci, prima opera a raccogliere tutto lo scibile della matematica medioevale. Con questo testo l'autore si proponeva di mettere a disposizione dei popoli latini ogni sua conoscenza in materia di aritmetica e di algebra. In quest'opera vengono presentati la nuova numerazione indiana e il segno 0, le operazioni sui numeri interi e le frazioni, le prove del 7, del 9, dell'11, del 13 e il criterio di divisibilità per 9, i metodi per calcolare il massimo comune divisore e il minimo comune multiplo; seguono numerosi problemi come le regole dell'acquisto e della vendita, le leggi societarie, i cambi fra le più diverse monete dell'epoca. Gli ultimi capitoli si occupano della regola elchataym per risolvere i sistemi di equazioni di primo grado e trattano le questioni di aliebre et almucabale, espressione italo-arabo che si può tradurre come "posizione e riduzione".
Sempre dalla stessa classe anche il bel rescoconto Probabilità e statistica. Tra epoca antica ed epoca moderna. Un salto da Pascal a Kolmogorov (pdf)
Il calcolo della probabilità permette di assumere atteggiamenti coerenti e giustificabili nel caso di eventi futuri non ripetibili e di effettuare previsioni quantitative attendibili nel caso di eventi ripetibili uniformemente e per i quali è quindi possibile effettuare una serie sufficientemente lunga di osservazioni.
Ale radici del calcolo automatico (pdf), scheda del'attività didattica degli allora studenti della IV e V B dell'istituto di istruzione superiore Guarasci di Rogliano.
Con questo è tutto. Spero, però, di proseguire con la selezione di altro materiale estratto da Euclide, come era in effetti originariamente mia intenzione.
Sula matematica araba, ci sono una serie di articoli scriti da Flavio Ubaldini, a partire da La matematica islamica, che vi consiglio di leggere.

10 gennaio 2017

La terra dei recinti

E' stato un anno difficile e i miei molti blog ne hanno inevitabilmente risentito, su tutti proprio Stipaturi, con un solo post in tutto il 2016. Spero quest'anno che possa andare meglio, iniziando con questa recensione e quindi con il recupero di vecchie bozze mai pubblicate. Ad ogni modo posso assicurarvi che andrò oltre questo primo post del 2017, visto che ne ho già programmati altri!
Quando si pensa alla Calabria, alla sua situazione economica, politica e sociale, le domande senza risposta sembrano infinite, tanto che l'unica risposta sembra non rispondere. Con l'obiettivo di chiarire alcuni "perché" sulla Calabria, Massimilano Capalbo, imprenditore calabrese, scrive La terra dei recinti, che può essere visto sia come un pugno nello stomaco sia come una sveglia, una chiamata alla carica, un'ispirazione per molti, calabresi e non. Questo perché uno dei punti essenziali del libro è come, nel corso dei decenni, l'Italia ha subito una "calabresizzazione", anche se questo punto mi sembra quasi inevitabile, insito nel percorso della democrazia (mi aspetto qualcosa del genere in futuro anche al resto d'Europa, ad esempio).
La speranza, però, si trova nelle idee e nelle iniziative dei singoli cittadini, il più possibile lontano dalle istituzioni. In particolare quelle calabresi sono difficili da coinvolgere, soprattutto a causa della classe politica regionale, interessata a parole ad ogni nuova idea, ma con una prontezza che al confronto un bradipo è uno sprinter inarrivabile.
Nonostante questi problemi e una sorta di "allevamento culturale", quasi un esperimento per la raffinazione dei metodi di addormentamento democratico, i progetti interessanti che cercano di recuperare le conoscenze e il territorio calabrese vengono raccontati nella parte finale del libro, costruito sul campo da Capalbo.
Una lettura interessante e, oserei dire, fortemente libertaria, che spero possa diventare di stimolo e ispirazione.